Oggetti strumenti di lavoro, curiosità di un Maestro di Cappella nel Settecento... Bellinzani

Non per fantasia, non per iconografia, non per precisi e specifici documenti la stanza nella quale viveva il M° di Cappella del XVIII secolo era così composta: spesso il locale si trovava attiguo ai passaggi della cantoria o adiacente all'abside della chiesa.
E' curioso e affascinante entrare in questa stanza per capire di quali oggetti e cose il Maestro di Cappella necessitava.

La stanza di Bellinzani è probabilmente così composta:
su di un lato incastrati fra muri maestri vi è l'alcova chiusa da tende di broccato per ripararsi dalla luce e dal freddo dell'inverno;
al centro vi è un grande tavolo di almeno tre braccia sul quale il compositore teneva preziosa carta filigranata ancora intonsa e vari normografi di rame per tracciare i pentagrammi sulla carta, motivo per il quale si acceleravano i tempi di preparazione della musica.

Sul tavolo vari calamai di peltro contenevano l'inchiostro di polipo, penne d'oca per scrivere la musica.
Una sabbiera di ottone colma di sabbia di mare per accelerare l'essiccazione degli inchiostri. Un mortaio di bronzo per pigiare le bacche d'inchiostro rosso.
Varie moccole sul tavolo, un sottocarta di cuoio sul quale riposano i normografi.
A lato della stanza, vi è un cembalo a finta cassa della lunghezza di circa 2 metri formato di due registri in ottone crudo e una piccola tastiera di 45 tasti. La decorazione è semplice e modesta essendo Bellinzani sacerdote e maestro di cappella.

Nel pesarese ebbe molta diffusione questo di clavicembalo che per quei tempi essendo molto richiesto, poteva anche essere costruito non solo dal cembalaro, ma in collaborazione con gli allora diffusi marangoni (espressione questa con la quale si definiva il falegname del settecento abilissimo anche nel fabbricare le parti lignee dei clavicembali).
Su di un piccolo tavolino ai lati del cembalo vi è una tavoletta inclinabile che funge da leggio posto a lato dello strumento perché non era usanza coprire lo strumento con un leggio; ciò permetteva di non togliere la sonorità al clavicembalo.

Su questo tavolo vi è collocata una piccola cassetta di legno nella quale sono deposti piccoli rocchetti di corde armoniche, penne di gabbiano, smilzi per l'intonazione (piccoli coltelli affilati a forma di uncino).
Una siringa di legno segnata in varie tacche per poter accordare il cembalo sui diversi coristi.
Grasso per le penne in un piccolo vasetto e qualche ritaglio di lana negli smorzatori.
Su di un'altra parete vi è una piccola libreria o stipo nella quale sono disposti vari libri inerenti la musica e gli esercizi spirituali ad uso a quel tempo, compresi i breviari, le sacre scritture ed il libro dei salmi. Questi libri venivano posto in verticale. Perché dal Settecento in poi lo spazio dei libri diventerà un grande problema per le piccole biblioteche.
Nei secoli passati, i libri si collocavano in orizzontale, negli stipi o negli armadi ciò testimonia come il Settecento diventi epoca produttiva per ogni forma di arte e di cultura. Ciò vale anche per l'uso dei normografi per realizzare i pentagrammi.

Su di un lato a fianco dell'alcova, vi è un inginocchiatoio sul quale vengono conservati i libri d'ore (libri d'ore continuarono ad essere molto in uso per tutto il Settecento). Appeso alla parte sopra all'inginocchiatoio vi è un crocifisso in legno.
Una clessidra che segna le 24 ore, un calendario liturgico stampato su carta acida per ricordare le feste liturgiche dell'anno, un vaso da notte con sedia.
Un bicchiere per la notte con ampolla, un ampolla con l'acqua di rose per profumare l'acqua del catino, grasso in pane per lavarsi, uno specchio al mercurio, forbici e rasoio con affilatore di cuoio, un immagine della Vergine, una cassapanca ai piedi dell'alcova che contiene i due abiti da canonica, quello per l'estate e quello per l'inverno, un mantello di lana nero, un trittico per coprirsi il capo con pon pon di lana, due camice di lino, due mutandoni di lana per l'inverno, due mutandoni di lino per l'estate.

Una cotta da indossare durante le preghiere nella stanza, una stola divisa tra vari colori, un calice, una patena, un corporale, una palla per celebrare la messa privata, una lucerna all'olio appesa alla trave per la notte, una muta di lenzuola e lini per asciugarsi.
Un piccolo stipo che contiene olii santi profumati, unguenti per le medicazioni. Un piccolo camino contiene gli alari, la forcella, la paletta e il raccoglitori per le braci da deporre nello scaldapiedi di ferro. A lato del camino vi è una piccola nicchia nel muro, dove si possono tenere caldi i cibi che il maestro di cappella consuma solitamente nei momenti in cui gli impegni di lavoro non gli permettono di cenare con gli altri canonici. Questa breve descrizioni ci fa capire l'importanza di un luogo indispensabile per il compositore senza il quale esso non troverebbe l'habitat giusto e naturale per comporre la musica sacra.

Il musicista di oggi ha dimenticato questi elementi fondamentali che sono fonte di grandi ispirazioni per chi si appresta all'arte della composizione. Bellinzani lavora per Dio, insegnato agli uomini a lodare Dio, ossia una totale dizione al Padre Eterno, allo stesso tempo la dedizione al suo apostolato a insegnare agli uomini come devono fare attraverso la musica per raggiungere e conoscere Dio. Bellinzani è instancabile pur essendo provato dai cedimenti fisici dell'età e della stanchezza, ma partendo da quell'alcova, luogo apparente di riposo, inventa sempre nuove e affascinanti composizioni.

Andrea Grisendi

Davide Marsano