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Giuseppe Radiciotti - principale biografo di Gioachino Rossini - lo ricorda come “valente e fecondissimo compositore” accolto dall’Accademia Filarmonica di Bologna senza bisogno di alcun noviziato. Bellinzani va ricordato anche come ottimo didatta capace di perfezionare nella Virtù del Canto Pasquale Bruscolini da Pesaro, Virtuoso di Musica e contralto peritissimo che tanto successo ebbe girando per l’Europa;

Padre Martini di Bologna poi, tramite indiscusso dell’attività musicale italiana ed europea, vuole inserire un suo ritratto all’interno della sua iconoteca privata che vanta - secondo Andrea Emiliani - “i più celebri scienziati di musica”…

Musicista erratico nelle Cappelle musicali del tempo, Bellinzani nasce quasi certamente a Mantova nel 1682 e si spegne a Recanati nel 1756. Studia di musica fra i Monaci Benedettini nella città dei Gonzaga e si perfeziona in quella degli Estensi sotto il magistero del padovano Giovan Battista Bassani.

Con i primi del XVIII secolo iniziano febbrili peregrinazioni che gli consentono di ampliare le frequentazioni ed approfondire le conoscenze. Svolge la carica di Maestro di Cappella in importanti città quali Verona, Udine, Ferrara, Pesaro, Urbino, Orvieto e Recanati, dove si spegne nel 1757. Nel 1700, all’età di 18 anni compone una Messa per li Defonti a quatro voci.

Intorno al 1713 riceve la consacrazione sacerdotale, nel 1715 è Maestro di Cappella presso il Duomo di Udine, nel 1717 pubblica la sua prima opera a Bologna, le Missae Quatuor Vocibus Concinendae, nel 1718 i Salmi brevi a otto voci pieni e, nello stesso anno, viene nominato Censore dé Signori Accademici Risorti di Ferrara.

Forse per motivi legati anche al clima, lo troviamo attivo nelle Marche; a Fabriano nel 1722 e a Pergola nel 1723, anno a cui risale il manoscritto Dixit a 5 con violini e ripieni. Il 3 gennaio 1724 è a Pesaro, dove il Capitolo – per la rinunzia fatta dal signor Tinazoli – gli propone la direzione del proprio nucleo musicale con li solliti emolumenti e Pesi per un’ anno.

A Pesaro Bellinzani intensifica la sua attività diramandola in tre settori: compositivo, didattico e di preparazione delle sue musiche alle stampe.

Nel 1726, anno in cui denuncia un male nell’occhio, pubblica a Pesaro i DUETTI DA CAMERA e gli OFFERTORI A DUE VOCI, gli uni dedicati al Reverendissimo Cardinale Bentivoglio d’Aragona, e gli altri all’Eminentiss[im]o Principe Annibale Albani.

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Una sua musica di pregio è l’Introito a 4 in Virtute tua per Archi, Coro e Basso Continuo, dove compattezza e solidità di scrittura richiamano elementi comuni al Credo; in questo contesto prevalentemente omoritmico emergono una ritmicità volutamente ripetuta affiancata da armonie che derivano dalla sovrapposizione delle linee melodiche del coro; il tutto sorretto da un robusto basso continuo con organo, violone e violoncello spesso rinforzati dalla sezione dei bassi di coro.

Risalgono al 1727 le Littanie della Beata Vergine Maria per Monache con Violini a beneplacito, invocazioni dalla dedica alquanto rara.

Il quadriennio pesarese (1724 – 1727) accresce la fama di Bellinzani grazie alla messa in stampa di ben cinque opere, pubblicazioni che gli consentono di entrare nell’entourage della nobiltà locale.

In stretto contatto con l’accademia letteraria pesarese, l’artista nutre reciproci rapporti di stima e fiducia con il nobile Giovanni degli Abati Olivieri.

Nel maggio 1728 vedono la luce i suoi centoquarantaquattro versetti per organo di varia registratura, da lui definiti fatica seccagginosa.
Questi interludi, pubblicati in facsimile nel 1997 dall’editore Arnaldo Forni di Bologna a cura dello scrivente, sono stati ripartiti – in vista della loro prossima incisione – in tre parti, di cui la prima sarà pronta a metà del 2016.

Dal 1730 al 1733 Bellinzani è Maestro di Cappella presso la Metropolitana di Urbino, e nel 1734 presso il Capitolo di Fano, che lo riconosce come migliore trà Concorrenti in quanto homo già noto e stimato tutto à proposito e che lo assume con effetto immediato.

Nel 1735 è proveduto in Orvieto con una paga quasi tripla rispetto a quella di Fano: 80 scudi annui contro 30. La città di Recanati, dove Bellinzani approda nel 1737 per esercitare la carica di primo cantore, gli presenta un tappeto sonoro prevalentemente vocale che lo stimola alla produzione di musiche sacre esposte a cappella o con una distribuzione d’organico che predilige le linee vocali.

Nel 1754 risulta essere paralitico destro, come lui stesso si definisce nel frontespizio dell’Introito a quattro per la festa di San Vito e, nel 1756, essendo sogetto a malatie Mortali, inoltra una supplica al Cardinale Cavalchini di Roma cui chiede di poter esercitare i suoi obblighi sacerdotali in una chiesa più prossima alla sua abitazione.

Il permesso viene accordato dal Capitolo, essendo la Chiesa sufficientem[en]te provvista di Messe e considerando, per il tempo dell’inverno, la poca sanità del Cantore Bellinzani.

Dopo vent’anni di servizio nella città di Recanati in qualità di primo cantore in Duomo, Bellinzani si spegne il 26 febbraio 1757 e la sua carica viene ricoperta dal nipote Anton Francesco.

Davide Marsano

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