Paramenti sacri rappresentativi nella liturgia

Paolo Benedetto Bellinzani fu molto attento e perfetto conoscitore di paramenti sacri e oggetti liturgici. A volte nella sua musica si possono intravedere questi meravigliosi oggetti vanto della liturgia cattolica ed espressione di una cultura religiosa assai evoluta. Nel Museo Diocesano di Pesaro si conservano molti di questi elementi. Descriveremo ora alcuni di questi più vicini all'adorazione eucaristica del XVIII secolo. Il Maestro di Cappella, gli strumentisti, i cantori, danno inizio alla musica di ingresso, una processione numerosa che parte dalla sacrestia percorrendo la navata in senso contrario si porta verso l'altare maggiore.

La processione è formata da Diaconi, Presbiteri, Canonici, Vescovo, e una serie di Chierici. Essi indossano tunicelle di sontuoso broccato raffigurante pappagalli, motivi floreali, soli, fiammelle. La musica sottolinea i movimenti del Clero, evidenziandone la ricca preziosità di tali manufatti. Arrivati al presbiterio, il Vescovo indossa un piviale verde che simboleggia il tempo dell'anno liturgico decorato con fiori e melograni. Il melograno è il frutto che non matura mai ma che lascia intravedere all'interno i preziosi rubini rossi simbolo del sangue di Cristo. I Diaconi si accostano al Vescovo ora inginocchiato reggendogli i lembi del Piviale; sull'altare un prezioso ostensorio d'argento cesellato e sfavillante in una complessa raggiera; teste di angeli portano sull'altare la particola consacrata del corpo di Cristo, la Cappella musicale intona il Tantum Ergo.

Queste composizioni avevano una lunga durata in modo che la celebrazione si protraesse per lunghe ore. A questo punto il popolo e il clero sostavano in adorazione per più di un'ora; chi a quel tempo si trovava davanti a questo splendido scenario poteva elevarsi spiritualmente in maniera molto sentita. Possiamo immaginare una disposizione scenografica che va ad incorniciare la particola sospesa in alto nell'ostensorio. Figure simmetriche bi-frontali reggono candelieri di legno finemente intagliati sormontati da grandi ceri, un diacono munito di un prezioso turibolo, incensa continuamente l'ostensorio; la Cappella si inoltra nei versetti ora del Pange Lingua, e poi ripete per molte volte Tantum Ergo; altri diaconi reggono la bandana del contropiviale mentre il Vescovo si appresta ad impartire la benedizione con il Santissimo Sacramento rimasto all'interno dell'ostensorio.

E' in questo momento che il Vescovo indossa tutti i paramenti prescritt per la benedizione: camice, cotta, stola, piviale, manipolo, velo omerale. Durante la solenne benedizione, la cappella non canta, in questo caso l'organista suonerà un versetto del M° Bellinzani con gli appropriati registri di voci umane. Ad ogni segno di croce che l'ostensorio farà, un chierico suonerà il campanello dell'elevazione. Terminata la benedizione, la cappella intona i Sacri Vespri. Nella Cattedrale di Pesaro ciò avveniva sempre per tutto l'anno in forma solenne, ciò è dimostrato dall'enorme produzione di opere sacre dello stesso Bellinzani. Pensiamo al solo tabellario settecentesco custodito nel museo che in origine portava i nomi dei canonici concelebranti nei sacri riti e nelle funzioni, poi divenuto nel Settecento raccoglitore con i nomi dei Confratelli.

La quantità di paramenti sacri si deve considerare alla stessa quantità di composizioni sacre scritte da Bellinzani per sottolineare le diverse feste liturgiche dell'anno, ma anche l'attenzione da parte del clero, di creare funzioni ripetitive uguali e monotone. Certamente a quei tempi la fede era molto più sentita. La chiesa dava lavoro e possibilità di espressione a molti artisti, incrementando tutte le arti: musicisti, copisti di manoscritti musicali, organari, intagliatori, pittori, architetti, tessitori di sete, orafi, cesellatori, fornai specializzati nel fare le particole che a quel tempo erano riccamente decorate da impressioni sacre raffigurate sul pane azimo. Produttori di vino, esperti nel fare vini santi. Tessitori di lino abilissimi nel formare cotte, cocolle per i maestri di Cappella, purificatoi, corporali, palle. Tutti rigorosamente inamidati con amido di patate e rimessi in forma su lastra di vetro. Maestri della cera capaci di realizzare enormi ceri e piccole candele.

Fonditori di campane, addobbatori capaci di alternare velluti e sete e broccati a splendide ghirlande di fiori e frutta. E' di grande rilievo il fronte restante del tabernacolo seicentesco anch'esso conservato nel museo che ci mostra, seppure in piccola parte, un tassello di quella grande e ricca iconografia mirabilmente realizzata al tempo di Bellinzani. La ricerca di Dio la possiamo vedere in questi oggetti che l'uomo del XVIII secolo ci ha amorevolmente tramandato. La produzione così varia delle opere musicali del Bellinzani è testimonianza diretta dell'attenzione con cui l'uomo del suo tempo vi si appresta. Sarebbero oggi i fedeli molto contenti di potere ancora partecipare ai sacri riti ascoltando questi capolavori di infinita e rara bellezza.

Gianandrea Lazzarini (Pesaro 1710- 1801)

Madonna con bambino

Contemporaneo di Bellinzani, il Lazzarini dipinse quest'olio su tela che ci tramanda una tradizione delicata e rispettosa dell'arte di dipingere il Sacro. Se guardiamo la forma di quest'opera riscontriamo che l'artista ha rigorosamente unito le 2 forme in ben 3 triangoli che convergono tutti al centro; uno di essi parte dal lato sinistro scendendo verso il lato destro e convergendo sul lato dx della Madonna,l'altro parte sul lato sinistro convergendo sul piede nascosto del bambino Gesù; l'ultimo triangolo parte dalla base del quadro convergendo verso l'alto sulla testa di Maria.

Ne esce così un'opera trinitaria, sicuramente il Lazzarini stesso ha pensato alla Santissima Trinità ; il contatto fra Gesù e la Madonna non avviene fisicamente, ma solo spiritualmente se ben si nota le 2 figure pur toccandosi sono nettamente staccate, a ricordarci che anche il contatto col Divino è per Maria motivo di grande attenzione; la mano dx della stessa Madonna appare intimorita nell'atto di abbracciare il bambino.

Gesù stesso siede su di un drappo appoggiato su di un ripiano; La dolcezza dei volti è tipica dl Lazzarini che sa creare la più grande tenerezza. Bellinzani sicuramente sostò in preghiera davanti a quest'opera, fonte ispiratrice di tante sue musiche. Mai le dita della Madonna affondano nella delicata carnagione del bambino Gesù. Maria giovane e pura, accoglie il figlio con gioia e grande rassegnazione.

Sono visibili in quest'opera le diverse strade da essi intraprese per il disegno salvifico che il Padre Eterno ha preparato per loro. Benedetto ha condiviso l'oscura condizione della fede attraverso la sua musica e il suo operato come Maestro di Cappella che è quella di tanti altri suoi contemporanei anch'essi redenti. Questa fu la sua vera beatitudine sulla terra e nessun altra: non quella della scienza che al suo tempo fioriva divenendo padrona dei suoi concetti e della visione statica, ma quella di specchio e di enigma, non la leggerezza dei sapienti ma la follia che sta nella musica sacra.

Anonimo, XVII secolo, bottega marchigiana:

Ecce Homo

Questa raffinata scultura del Seicento raffigura Gesù davanti a Pilato; spogliato per essere flagellato. E' questo il momento in cui ha inizio la Passione; il sangue prezioso di Cristo cade nel calice nel quale lui stesso è inserito. Tale oggetto sacro si esponeva durante la 7mana Santa o per la festa dell'Addolorata. Durante le Sacre Lamentazioni veniva anch'esso esposto insieme ad altri apparati di genere funerario. Esso simboleggia anche il sacrificio di Gesù che viene raccolto corpo e sangue in un solo calice. Le musiche di Bellinzani sono un momento forte e saliente nel periodo quaresimale dove egli stesso sottolinea la Passione di Cristo. Al suo tempo venivano esposti durante le Lamentazioni crocifissi in legno come quello proveniente dalla Chiesa di Castel di Mezzo del secolo XV.

Tali crocifissi venivano esposti orizzontalmente su di un catafalco ricoperto in preziosi velluti neri o broccati neri adornati da passamanerie in filigrana d'argento, intorno ad esso si disponevano seduti su sgabelli fratini i musicisti e i cantori. Era usanza cantare le Lamentazioni stando seduti così simboleggiando il peso e la fatica delle lezioni delle tenebre. Immaginare un contesto musicale e scenografico del dolore e della Passione di Cristo era a quel tempo sapiente arte rappresentativa e allo stesso tempo potente fulcro di una preghiera partecipata e dolorosamente sofferta. Bellinzani sapeva sicuramente meglio di molti altri rappresentare il dolore, pur non eccedendo troppo nella composizione ma creando uno stato di equilibrio vivificante per tutti i fedeli impegnati in tali riti.

Parliamo ora di quelle che sono le composizioni di Bellinzani legate alla figura di Maria; I vespri della Beata Vergine, i Magnificat, le Messe, etc.. Prendendo in analisi la Madonna assunta in cielo con bambino di scuola marchigiana del XVIII secolo, possiamo ancora oggi udire le sonorità e le armonie che in quelle occasioni risuonavano tra le volte del Duomo. In questa scultura gli angeli celano il basamento a forma di nuvola quale Maria è portata in cielo; essi cantano in maniera perfetta le parole del Magnificat: le bocche di queste figure si aprono appena tanto è il miracolo che sta avvenendo sulle loro teste: i drappeggi delle vesti sono alzati da un vento potente che spingono Maria e il bambino verso la Gerusalemme celeste: la veste, il mantello, i capelli stessi, il drappo su cui siede Gesù sono gonfiati e spinti verso l'alto.

Maria mostra un viso dolcissimo anche il suo corpo è glorioso; la ricchezza con cui ella si vesta e la corona d'argento che porta in capo sono il simbolo regale conferitogli da Dio di Regina del cielo. Gesù bambino, completamente nudo, simbolo del suo offrirsi totalmente per la redenzione umana. Durante il Magnificat di Bellizani queste sculture venivano con giochi di corde e carrucole alzate in alto sull'altare maggiore, incorniciate da sontuosi drappeggi di seta che pendevano dall'alto verso il basso. Formando addobbi che nei nostri giorni sarebbero ancora un elemento di grande sensibilità religiosa. La musica che ha fatto vibrare il cuore dei fedeli è anche risuonata su di questa meravigliosa scultura, rendendola ancora più realistica per ciò che essa esprime. Sarebbe impossibile oggi riascoltare queste musiche solamente eseguite durante un concerto perché verrebbe meno il senso che l'elemento liturgico sul quale Bellinzani ha fondato questi capolavori.