La teoria degli unisoni.

Le Chant mélodieux et appréciable n'est qu'une imitation paisible et artificielle des accens de la Voix parlante ou passionnée; on crie et l'on se plaint sans chanter: mais on imite en chantant le cris et les plaintes; et comme, des toutes les imitations, la plus intéressante est celle des passions humaines, de toutes les manières d'imiter la plus agréable est le Chant.

Jean-Jacques Rousseau

A seguito degli sfarzi del repertorio barocco, l’enorme diffusione della musica profana (in primo luogo l’egemonia del melodramma sugli altri generi) portò inevitabilmente una serie di contaminazioni che rischiarono di alterare la liturgia facendole assumere una connotazione teatrale.
L’enciclica Annus qui Hunc emanata da Papa Benedetto XIV nel 1759 aveva lo scopo di presentare un cerimoniale “modello” in occasione dell’Anno Santo 1750: il pontefice operò una serie di distinzioni tra canti sacri e musiche di scena sottolineando l’importanza della comprensibilità dei testi; al di là dei confini romani tale decreto è da considerarsi pressoché vano.
Attivo nella prima metà del Settecento Bellinzani comprende che la musica ecclesiastica è sempre meno efficace; il compositore non si adopera semplicemente nel superamento di “stili ibridi” bensì piega alcuni procedimenti compositivi tipici del melodramma al suo stile sobrio ed elegante, caratterizzato dalla grande attenzione dato al rapporto fra musica e testo sacro unita all’uso di linee melodiche fluide e di grande respiro.
Grazie ad uno studio approfondito dello stile teatrale Bellinzani individua e isola due elementi: i recitativi interni e gli unisoni.
In particolare il compositore intuisce che gli unisoni, usati sapientemente, costituiscono un efficace espediente nella risoluzione di tensioni emotive: in tal modo la consonanza diviene veicolo per mettere in evidenza il testo sacro.

Non senza fondamento avrete inteso di dire che io abbia fram[m]ischiati gli Unisoni nelle mie Composizioni, particolarmente da Chiesa […] mi sono lasciato trasportare da un certo non so qual movimento, che faceva nel mio cuore questa sorta di musica semplice, ed all’Unisono […] nel solo Teatro non si pone verun studio per far contrastare la Voce cogli Stromenti, ma bensì, questi si pongono semplicemente all’Unisono colla Parte per non confondere con altro intreccio la forza del pensiero, e della consonanza. E piacesse a Dio, che questa regola, che noi vediamo ora con troppo affetto adoperarsi per far comparire le Scene, si impiegasse nelle Chiese, ove tutta la cura pare, che si riduca a far pompa più dell’ingegno, e dello studio di chi compone, che a mettere nel suo proprio lume la maestà, ed il decoro delle parole, che si pronunziano […]

(risposta alla lettera di Angelo Maria Carosi, ca. 1733)

Uomo di fede incrollabile e attento a tutti gli aspetti della funzione liturgica Bellinzani adopera, con procedimenti che potremmo definire luterani, elementi dell’Aria operistica come mezzo mnemonico ad uso dei fedeli.